
“Ognuno di noi ha una storia da raccontare. La mia è quella di un ragazzo di strada che ha tirato fuori il meglio dal peggio, l’Hip Hop è anche questo: trasformare una giornata di merda in un giorno da ricordare.”
“Start from scratch” significa partire da zero. Trasformare un limite in un’opportunità. Lo scratch è proprio questo: un errore geniale sul vinile, una cicatrice che dà vita a un suono mai udito prima. Un gesto che diventa identità. La mia storia comincia da qui.
Mettere i dischi è come scattarsi una fotografia, è la tua storia. Ma un disco che gira non è una fotografia: è un’immagine in movimento, un film ed è in quel movimento che ho trovato lo scratch. Quell’andare avanti e indietro, lento o sempre più veloce, è stato il primo passo per percepire di avere un’arma per diventare qualcuno. La mia “fotografia” ha iniziato a prendere vita, diventando sempre più dettagliata, come la linea tracciata da un writer, che passa da tratti grossi a segni sottili e precisi che definiscono le lettere. Lo scratch fa lo stesso: definisce una canzone. È un movimento sempre più piccolo, fino a ridursi a quei due centimetri dove tutto ha avuto inizio, dove ho speso anni della mia vita. Quei due centimetri che oggi cerco di rendere ancora più piccoli, nel tentativo di far esplodere il mio suono in uno spazio sempre più ristretto. È lo stesso nella musica suonata: assistere dal vivo al suono di una band è qualcosa di grandioso, ma ciò che ricordi è spesso un dettaglio, un particolare che rende unico ogni musicista.
Per me, lo scratch rappresenta questa piccola imperfezione che dà vita a una perfezione condivisa. Con lo scratch non avevo bisogno di una band: il giradischi era già la mia orchestra. Gruff è stato il primo incontro fondamentale. Prima di lui, non conoscevo nessuno in quel viaggio. Mi spiegò cose che io ancora non avevo compreso, raggiungendo intuizioni a cui lui era già arrivato. È stato uno dei primi compagni di viaggio con cui ho costruito emozioni, una sorta di feeling orchestrale. La storia di ciascuno non si costruisce solo con gli incontri; ci sono i compagni di gioco ma i propri demoni si combattono da soli.
Quando accendi la luce sul giradischi, è la tua storia quella che stai raccontando. Agli altri la tua storia sembrerà sempre affascinante, ti applaudiranno anche quando non te lo meriti ma se resti concentrato sui margini di miglioramento, continuerai a spingerti avanti, in equilibrio tra errori e la voglia di creare. Creare non è semplice: tutti possono migliorare, ma non tutti sanno creare. Creare uno stile, lasciare un segno è qualcosa che appartiene a pochi. Devi continuare a dimostrare, perché il giorno in cui penserai di non aver più nulla da dimostrare sarà il giorno in cui sarai finito. Non puoi contare solo sull’approvazione degli altri, potrebbe venire meno e a quel punto sarai di nuovo da solo, alla ricerca della tua voce interiore che ti dica: “Hai spaccato”.
E ricominci da lì.
Lo scratch è questo: un suono umile, senza pretese, che ha fatto della semplicità la sua ricchezza. Ha una storia che parla da sola, tanto nella solitudine quanto in mezzo alla gente.
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