Intervista

RapManiacZ intervista DJ Skizo: Kamikaze

Dopo aver recensito Kamikaze, definendolo un concept album radicale e fedele alla visione artistica di DJ Skizo, RapManiacZ ha approfondito il progetto con una lunga intervista in cui si parla del disco, del libro Start From Scratch e dell'evoluzione dell'Hip Hop italiano. Un dialogo che ripercorre oltre quarant'anni di musica, cultura e ricerca sonora.

La recensione del disco è disponibile qui: "Kamikaze" è il nuovo album di DJ Skizo.

Kamikaze — copertina album

RapManiacZ: in teoria siamo qui per parlare di "Kamikaze", ma l'occasione è ghiotta e di domande da farti ce ne sarebbero un'infinità. Partiamo allora dal tuo libro, "Start from scratch – Alla ricerca del suono imperfetto", che ho terminato di leggere la settimana scorsa: racconti una storia che comincia nel 1982 e nel 2026 prosegue con la stessa determinazione; se pure si avverte una comprensibile nota nostalgica, lo sguardo è rivolto al presente, vorremmo perciò ci spiegassi anzitutto come si fa a tenere viva una passione – peraltro così intensa – tanto a lungo.

DJ Skizo: bella domanda… Devi avere fame. Se non hai fame, questa cosa è impossibile. A volte, quando parli al passato, ovviamente ci sta che possa venir fuori qualcosa che ti ha segnato, in positivo come in negativo; ma io vivo nel presente. Già quand'ero coi Radical Stuff, ad esempio, ero convinto di essere dentro qualcosa di importante e che non tutti avrebbero capito quello che stavamo facendo. Quella cosa, però, non capitò per caso, noi la cercammo: per andare a suonare con quel tipo di gente dovevi avere delle skill, sennò ti chiudevano la porta in faccia. Stando alla tua domanda, quel genere di cose lì le mantieni vive solo con un sacco di fame, con una determinazione e una capacità di non mollare, qualsiasi cosa succeda. Devi rimanere in piedi e in questo le arti marziali mi hanno molto aiutato. Fondamentalmente è tutto lì, vince chi rimane in piedi. E i tentativi di buttare giù molti di noi ci sono stati. Diversamente da un certo tipo di revisionismo storico, è stato fatto dalle label, dagli artisti associati alle label, dagli A&R, da un certo giornalismo ignorante… Ma immagino che già dal libro che ho scritto con l'aiuto di Maurizio D'Apollo queste cose tu le abbia annusate, la risposta è lì e chi avrà il tempo di andare a cercarla, la troverà. Non c'è una strategia, c'è solo io sono e io ho fatto, queste cose parlano per te.

RapManiacZ: per sommi capi, proviamo a seguire questo percorso intrecciandolo a riflessioni di ordine più ampio sull'evoluzione dell'Hip-Hop in Italia. Guardando ai tuoi inizi e quindi all'esperienza con Fresh Press Crew prima e Radical Stuff poi, si riconosce già una decisa predisposizione verso la sperimentazione, "Jazzy Rap night live" mischiava in fondo diversi generi secondo uno spirito che potremmo quasi definire Crossover; parlando col senno di poi, quella libertà creativa pensi sia stata ingabbiata troppo presto in delle categorie abbastanza rigide?

DJ Skizo: sì, assolutamente. Noi eravamo liberi perché non vestivamo niente, né un colore musicale, né un colore politico; avevamo soltanto una cosa: la convinzione potentissima in noi stessi, l'ego trip, tutto costruito per terra, sui piatti, in yard, sui muri, nelle poche jam dell'epoca dove ci confrontavamo. Era la nostra corazza. Quel disco si chiama così perché nasce da una serata a tema nella quale spaziavamo dal Funk all'Hip-Hop, dalla Disco al Rock. Quella era la contaminazione che avevamo intorno a noi, era la nostra espressione della musica a 360 gradi. A un certo punto arriva invece questo malessere per il quale dovevi identificarti in un certo tipo di situazione, vestirti in una data maniera se eri fan della west o della east coast, arrivò anche una politicizzazione che ci colse molto di sorpresa. Noi dicevamo: stiamo bene, siamo funzionali così, il nostro lingo è perfetto e può essere per tutti. Invece si cominciò a ragionare per schemi. Anche nella separazione tra Hip-Hop e House: quando arrivai a New York verso la fine degli anni '80, vidi subito Master At Work, Todd Terry e Little Louie Vega nello stesso contesto in cui c'erano Stretch Armstrong e Kid Capri, capisci? Sentivo questi che partivano a 80/90 bpm per salire sempre più su, rendendomi conto che in Italia non avevamo capito un cazzo. O fai così, o fai così; l'ennesimo veto e noi ci cademmo in pieno. La verità è che, pur facendo cose differenti, c'era comunque qualcosa che ci legava a Giorgio Prezioso, Lory D, Francesco Zappalà. Tant'è che in futuro tirerò fuori sia cose up-tempo che Jazz. Io non sono quello che volete voi, sono un musicista e sono libero.

RapManiacZ: c'è chi riesce ancora oggi a tenersi in equilibrio tra Hip-Hop e House, penso a Dj Spinna.

DJ Skizo: esatto, Spinna è un esempio molto calzante.

RapManiacZ: nel '99 producevi una metà di "Nextraterrestrial album (futuristico sound degli anni zero)" di Camelz Finnezza Click, un progetto che secondo noi viene ricordato poco quando si fa la conta dei capisaldi del periodo. Sappiamo tutti com'è andata a finire, ma quell'intransigenza, quella spigolosità, aveva la possibilità di essere incanalata in una veste più spendibile o la successiva fase di crisi e rinascita dell'Hip-Hop italiano era inevitabile, dato l'esaurimento di una spinta che forse aveva semplicemente espresso il proprio massimo?

DJ Skizo: domande molto difficili… Diciamo anzitutto che il sound di "Nextraterrestrial" è molto ricercato: rullanti e bassi arrivano del Reggae, chiaramente pitchati diversamente, distorti, il resto è molto Rock. Voleva essere sperimentazione, qualcosa di rottura, avevo bisogno di compagni che facessero altrettanto e i Cammelli in quel momento rappresentavano un po' il massimo da quel punto di vista. Per come la vedo io, Galante ha incarnato per molto tempo il liricismo puro. Per la visione strana e potente, per la storia che aveva da raccontare, Gambino aveva un lingo totalmente suo; è ancora lì in mezzo alle sue cose e non si fermerà a "Kamikaze", ti do questa bella notizia, andrà ancora avanti. Yared era uno che descriveva le cose in un modo tutto suo, un precursore nell'uso delle citazioni. Da lì a stabilire che fossero i più forti in quel momento, non te lo so dire. Però si presero delle grosse libertà, toccarono dei tasti dolenti e chi ne fu coinvolto, come sappiamo, stette zitto. Quello è un album come ce ne sono pochi, ti potrei citare quello di Melma & Merda per fare un paragone: cioè non vai molto oltre, capisci? È roba wow! Ci sono quei momenti in cui tutti dicono il livello è questo, dove vuoi andare più di così? Poi arriva qualcos'altro e il livello sale. I nomi, dalla barba un po' bianca che hai, li conosci. Si poteva renderlo più appetibile, "Nextraterrestrial"? Penso che a nessun A&R di nessuna etichetta fregasse minimamente, non sapevano chi fossimo, né la storia che stavamo scrivendo. È andata com'è andata.

RapManiacZ: nel tuo piccolo, sia con Alien Army che in altre formazioni, hai dimostrato che un collettivo di soli dj può avere la complessità e la dinamica di una band. Le difficoltà incontrate nel '99 per pubblicare "Orgasmi meccanici" in un mercato poco aperto alle innovazioni come quello italiano erano state superate quando, nove anni dopo, usciva "Bungalow Zen"?

DJ Skizo: in realtà, "Orgasmi meccanici" non fu un grosso step di difficoltà. Noi avevamo ottimi rapporti coi Casino Royale e li abbiamo ancora con Michelino e Alioscia, li ricordo tutti con un grandissimo affetto; il trait d'union era Sandro (Dj Gruff, ndBra), che in quel periodo girava spesso con loro e riuscì a trovare l'idea di mischiare noi con Marco Conforti, manager dei Casino e ancor prima degli Elio e le Storie Tese. Noi eravamo totalmente dei fulminati, ma loro credevano ciecamente nel progetto: cinque dj all'epoca al top, nessuno è riuscito a passarci, neppure in seguito, e facemmo un lavoro che, solo coi giradischi, ha toccato le corde di tutt'Italia, perché dovunque io vada se chiedo lo conosci? mi rispondono sempre certo che lo conosco! Non ha fatto il disco d'oro, ma ha fatto altra roba parecchio importante. Quando lo ristampammo per Aldebaran andò via in pochi minuti. "Bungalow Zen" nasce invece in un momento difficile, rispetto a ciò che eravamo. Avevamo dato tutto, dopo che hai mirato tutta la vita all'America ecco che l'America ti produce "The end", perché non tutti ricordano che prima di essere licenziato dalla Irma siamo usciti in California con la Hip Hop Slam, la stessa che ha prodotto i primi dischi di D-Styles, Q-Bert e compagnia bella. Eravamo entrati nell'Olimpo, ok? Quando, con "The end", ci separammo, perché la pressione non è più sostenibile, non stiamo in piedi e decidiamo di dirlo con un disco, in studio rimaniamo io e Dj Tayone: ci guardammo in faccia e ci dicemmo cosa facciamo? Un disco! E facemmo un disco d'amore, perché è di quello che si tratta. Un disco pensato, studiato e lavorato con musicisti della Madonna e un livello tecnico mio e di Gianluca altissimo, eravamo al massimo e penso di poter dire che ero molto vicino a Tay, lui per molti anni è stato proprio tanto in alto e io ero lì. Volevamo solo sputare la nostra storia, pensa che facevamo un sacco di live e, pubblicato il disco, smettemmo di portare in giro i Bungalow Zen, era un'altra cosa messa lì e lasciata andare, avevamo segnato un altro traguardo. E quindi è strano, perché credo ci fosse più humus per capire "Orgasmi meccanici" che "Bungalow Zen", c'era più avanguardismo se pensi che come Alien Army finimmo a suonare al Piccolo di Milano coi percussionisti della Scala, una roba completamente fuori, con loro che vennero a casa mia per cercare di tradurre le nostre cose in appunti da seguire sullo spartito. Un'esperienza assurda.

RapManiacZ: in generale, anche sulla scorta di queste esperienze vissute anzitutto nell'underground, hai avuto modo di confrontarti all'estero con realtà e artisti di rilievo. A proposito di integrità, come si fa a capire quale sia la linea di demarcazione che separa la capacità di fare business con la propria musica in maniera intelligente e la semplice adesione a un'Industria che opera secondo logiche rigidamente economiche?

DJ Skizo: mah, tento con un paragone. Pensa al MotoGP di parecchi anni fa, al momento in cui Rossi, molto tecnico, si scontra con Stoner, un folle che riesce a dominare una Ducati scorbutica, senza senso, e riesce a vincere, a stargli avanti. Io ho sempre usato l'algoritmo di Stoner, senza il quale non sarei arrivato fino a oggi: accendo, metto pressione e vado. Se devo cadere, cado, se bisogna osare, oso, se il mezzo mi dice che non ce la faccio a chiudere quella curva, io continuo a piegare finché cado. Capito? L'approccio, per me, è quello del brivido, non è mai calcolato. A me capita spesso di vedere negli studi questi ragazzi che arrivano con quattro soldi e dei type beat, chiedendo di ricostruire qualcosa di simile a quella fetenzia. Così però non vai da nessuna parte, ci saranno sempre degli mc's, dei dj e dei produttori seri, davvero forti, che ti spostano da parte perché hanno le skill per farlo. Arriva un RollzRois, un Armani, un Toni Zeno e ti supera, lo fa e basta, perché non gl'interessa di fare quello che dice l'Industria.

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